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E-health e telemedicina, non tecnologie ma ambienti

Si è svolto a Bari dal 18 al 20 maggio 2017 il convegno su Telemedicina e sanità digitale: scenari innovativi nei percorsi organizzativi e nei PTDA, organizzato dalla Rete della Sanità Digitale e-Sanit@, dall’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari, dalla Regione Puglia e dall’AiSDeT (Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina) in cui sono intervenuti come relatori il direttore del CEFPAS, Angelo Lomaglio e il direttore della formazione, Pier Sergio Caltabiano. Nell’area espositiva, il CEFPAS ha presentato alcuni dei manichini ad alta tecnologia (neonato avanzato per ALS, trainer accessi venosi centrali e periferici, testa pediatrica per intubazione) del CEMEDIS – Centro Mediterraneo di Simulazione della Regione Siciliana – che ha lo scopo di realizzare programmi interattivi di formazione continua avanzata per gli operatori sanitari senza rischi per i pazienti.

Nella splendida cornice di villa Romanazzi Carducci di Bari, il coordinatore scientifico dell’evento, Ottavio Di Cillo, direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia d’urgenza AOU Policlinico di Bari e Presidente AISDeT, ha avviato i lavori dopo i saluti istituzionali di Vitangelo Dattoli, direttore Generale AOU Policlinico di Bari e Angelo Vacca, direttore Medicina Interna Universitaria “G. Baccelli” AOU Policlinico Bari. Massimo Caruso, coordinatore di progetto e coordinatore nazionale della Rete di Sanità Digitale eSanit@, ha sottolineato l’importanza di creare network partendo dal presupposto che la sanità digitale e la telemedicina sono degli ambienti e non delle tecnologie. A tal fine è necessario progettare ambienti all’interno dei quali le persone si muovono e lavorano secondo una logica orizzontale a sostegno di una rete che superi l’approccio burocratico e la verticalizzazione dei processi. Affrontare la digitalizzazione, continua Caruso, vuol dire partire da una attenta analisi dei bisogni dei cittadini creando una governance orientata a gestire le interconnessioni e l’interoperabilità di un cittadino che si muove negli ambienti sanitari. Il mondo digitale, purtroppo oggi, vive la discrasia esistente tra il mondo degli operatori e il mondo industriale, questo sbilanciamento determina la frammentazione dei processi. La sfida è governare e condividere i modelli rispondendo alle esigenze del cittadino.

Remo Bonichi, senior consultant Age.Na.S., ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di riorganizzare i processi partendo dal presupposto che la digitalizzazione in sanità include il concetto di innovazione da non confondere con il miglioramento di quanto “sto facendo”, nonostante esista una forte correlazione tra le due azioni. Se non innovo non cambio, se non cambio non innovo – continua il ragionamento di Bonichi – ma il cambiamento deve diventare routine e la gestione del cambiamento rappresenta per il management una competenza fondamentale che favorisce il “saper divenire”. Il ruolo manageriale, quindi, deve essere dinamico da un lato e strabico dall’altro per poter gestire il futuro ottimizzando nel contempo il presente, un manager visionario e pragmatico. Bonichi conclude il suo intervento elencando le parole chiave più significative per una sanità digitale: innovazione – confronto- scambio – integrazione- velocità di risposta – centralità del cittadino – compatibilità gestionale tra lungo-medio-breve termine.

Giancarlo Ruscitti, direttore generale Dipartimento della Salute Regione Puglia, ha evidenziato come un nuovo modello organizzativo deve fare i conti con una struttura assistenziale che si rivolge a persone anziane, quindi, le figure professionali hanno anche il compito di supportare la digitalizzazione della sanità attraverso una rete che possa favorire la capacità programmatoria e strategica. La Regione Puglia, conclude Ruscitti, ha già fatto dei passi avanti attraverso l’implementazione del fascicolo sanitario elettronico che viene utilizzato dai cittadini tramite una piattaforma unica di accesso ai servizi sanitari on line. Altra prospettiva interessante è stata presentata da Salvatore Lopresti, dirigente del Settore Reti dell’Emergenza-Urgenza e Reti Tempo-dipendenti, Dipartimento Tutela della Salute Regione Calabria, che ha evidenziato la necessità di puntare sulla innovazione tecnologica per superare i problemi logistici delle zone disagiate come la Calabria. Il paziente, soprattutto se in condizioni fisiche precarie, con la telemedicina ha la possibilità di rimanere in casa ed essere regolarmente curato. La deospedalizzazione è un nuovo modo di affrontare la cura raggiungendo un elevato numero di pazienti attraverso percorsi flessibili ed efficaci. Il problema della tariffazione, conclude Lopresti, va affrontato tenendo conto del costo del servizio e del costo della singola prestazione.

Salvatore Latronico, presidente del Distretto dell’informatica Puglia, ha sottolineato come gli operatori della Regione Puglia hanno il Know How necessario per supportare la telemedicina con le tecnologie utilizzate. Ogni azienda propone numerose interessanti iniziative che spesso rimangono su un livello di tecnologia sperimentale che non sempre viene applicata sul campo, tutto questo non favorisce l’innovazione che implica il cambiamento di modelli comportamentali, economici e culturali. La mancanza di una visione olistica non abilita un’organizzazione a crescere. Gaetano Cafiero, presidente sezione ICT Unione Industriali di Napoli, ha evidenziato come il concetto di sanità digitale assume un significato diverso in Italia rispetto all’estero. L’Italia ha concentrato l’attenzione sul fascicolo sanitario elettronico, sulla carta sanitaria e sulla gestione manageriale dell’innovazione. La commissione europea parlando di Sanità digitale fa riferimento ai concetti di Prevenzione, Diagnosi, Cura, Monitoraggio e Management. Al primo posto, dunque, c’è la prevenzione e al quinto posto il management, quindi la Mobile Health è uno dei maggiori elementi di innovazione. Cafiero conclude sottolineando da un lato i benefici della deospedalizzazione e dei costi più bassi della telemedicina e dall’altro lato evidenzia quanto sia necessario porre la giusta attenzione alla gestione del dato che va trattato in modo sicuro e integro evitando i rischi relativi alla sicurezza e alla privacy.

Di particolare rilievo, l’intervento di Loredana Capone, assessore allo Sviluppo Economico e all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, che ha focalizzato l’attenzione sull’importanza di fare sistema creando connessioni tra tutti i protagonisti. La Regione Puglia sul tema della salute, nella Conferenza Stato-Regioni, ha siglato due accordi, il Patto per la sanità digitale concernente il nuovo Patto per la Salute per gli anni 2014-2016 e l’accordo per l’evoluzione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario Nazionale (NSIS) per  la riorganizzazione della rete assistenziale del Servizio Sanitario Nazionale che è oggi una priorità non soltanto per le Regioni che sono coinvolte in un piano di rientro  finanziario ma, più  in  generale, per tutte le amministrazioni che devono conciliare la crescente domanda di salute con i vincoli di bilancio  esistenti. La ricerca e l’innovazione sono la chiave del successo, continua l’assessore, per finalizzare l’uso delle risorse a un fondamentale cambiamento che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione. L’anziano non ha le competenze richieste dalla digitalizzazione e anche nella innovazione la politica deve essere inclusiva quindi bisogna agevolare il network e tutte le opportunità di mettere insieme le risorse, gli enti di ricerca, le amministrazioni, le imprese, le università e le ASL. Formare le persone e creare una cultura che possa ricollocare le persone alle nuove esigenze tecnologiche.

A proposito di formazione, Pier Sergio Caltabiano, direttore della formazione del CEFPAS, ha evidenziato lo scenario su cui un Digital e ICT manager si deve muovere per favorire il cambiamento nelle organizzazioni che ancora oggi vivono secondo un modello verticistico. Partendo dalle logiche della Industry 4.0, la formazione si sta trasformando da processo in ambiente in Virtual Reality ad azione di apprendimento focalizzata sulla Augmented Reality, una realtà che incrementa la visualizzazione e l’utilizzo dei sensi nelle pratiche di apprendimento tramite la sperimentazione di tecniche in grado di favorire percezioni sensoriali normalmente non acquisibili. Il sistema digitale vede una forma di enfatizzazione, di sviluppo e di esaltazione della realtà che prevede un cambiamento culturale ancora non presente in tutte le organizzazioni sanitarie. In questo scenario così variegato e complesso l’ICT manager deve possedere competenze di processo e di contenuto, resilienza e sviluppo dell’Empowerment come ulteriori capacità fondamentali per lavorare nei contesti organizzativi contemporanei. Anche la meta competenza quale capacità di sapere adeguare e riadeguare le proprie abilità ai contesti che cambiano, rappresenta una abilità da affinare sistematicamente. Nel mondo della sanità queste competenze mixate con le Innovation Skills favoriscono la capacità di fare delle connessioni tra l’ambito clinico e quello sanitario, tra l’ambito economico – finanziario e industriale e quello politico-istituzionale.

Caltabiano ha inoltre focalizzato l’attenzione sulla tendenza comunicativa che, nella digitalizzazione, deve spostare i propri ambiti di riferimento più diretti su uno scenario che esalti l’importanza dell’integrazione di concetti quali l’identità, i valori, l’etica, l’ecologia soggettiva e la deontologia. Orientare la formazione oltre che sulla ricerca e sulla metodologia, anche sulla emozionalità e sulla polisensorialità. Partendo dal presupposto che oggi anche le macchine hanno raggiunto dei livelli elevatissimi di qualità percettive, nell’era della digitalizzazione è fondamentale conoscere anche gli scenari emozionali. Il Digital manager rappresenta quindi la figura di connessione tra il mondo sanitario-clinico e quello innovativo-digitale dove al centro c’è la Persona e dove l’alta tecnologia è connessa sempre e comunque con la Persona. Il Digital manager ha anche il compito di gestire il potere della conoscenza che oggi deve confrontarsi con elevati livelli di competenze e la comunicazione tecnologica è legata anche al ritorno degli apprendimenti di cui un ICT manager è responsabile. Caltabiano ha quindi concluso con l’invito a creare Community esperienziali esercitando il pensiero flessibile, il Change Thinking, e lavorando sulla consapevolezza di un cambiamento nello stile di una leadership orizzontale. Il processo della digitalizzazione è infatti una forma di orientamento al futuro con l’obiettivo di sviluppare continue competenze nel presente, nella consapevolezza che, come Gilles Pajou ci ha insegnato, «Leader è colui che crea un mondo al quale le persone desiderano appartenere».

In riferimento all’importanza di mettere al centro la persona, Claudio Dario, direttore sanitario APSS Trento, ha evidenziato che bisogna partire non dalla tecnologia ma dalla antropologia e dal mondo in cui le persone e le professioni sono immerse. Il 60% degli italiani sono connessi e quindi anche il mondo sanitario non può restare al di fuori di un processo digitale. Per fare programmazione nelle aziende territoriali bisogna guardare il modello organizzativo attuale che prevede, entro il 2025, secondo i dati ENPAM, il pensionamento di 84.000 medici tra MMG e PLS. Cioè oltre il 30% in meno rispetto ad oggi quindi bisogna pensare ad altri modelli organizzativi che prevedano il coinvolgimento e la formazione di tutte le risorse possibili.

A tal proposito, Angelo Lomaglio, direttore del CEFPAS ha focalizzato l’attenzione sull’importanza di favorire le condizioni affinché le competenze si sviluppino secondo un orientamento multidisciplinare. Per governare il processo della digitalizzazione, le aziende sanitarie non possono assumere solo il ruolo di committenti ma devono intervenire in fase di progettazione e di indicazione degli obiettivi strategici. È necessario lavorare insieme sin dall’inizio sulla costruzione delle competenze attraverso una attività di co-progettazione che prevede la volontà di fare sistema tra aziende pubbliche e private colmando il gap esistente tra il mondo industriale e quello sanitario. Lavorare nella fase di gestione del governo, lavorare sul cambiamento dei modelli organizzativi partendo dai bisogni del cittadino. Il management per avere sempre la visione di sistema non può essere tenuto fuori da un contesto digitalizzato che necessita di contributi professionali multidisciplinari.

Anche Ottavio Narracci, direttore generale ASL BAT, ha precisato che avere una visione di sistema, implica la capacità gestionale degli ambienti e questa visione di sistema deve partire parte dalle Regioni attraverso una formazione che abbandoni la logica del “manager autoreferenziale” poiché l’autoreferenzialità nel mondo ICT non favorisce lo sviluppo della digitalizzazione.

Durante il convegno è stata presentata la nuova Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina (AISDeT), associazione scientifica no profit nata per promuovere un terreno di collaborazione tra tutti gli attori del mondo sanitario, della ricerca e dell’industria coinvolti nello sviluppo e nella diffusione delle piattaforme di Sanità digitale e Telemedicina al fine di migliorare la qualità nell’erogazione delle cure e dell’assistenza. Interpretare la tecnologia digitale alla luce dei bisogni di governo clinico, assistenziale e di governo è uno degli obiettivi prioritari di AISDeT. L’associazione ha una piattaforma web, www.aisdet.it, per favorire la diffusione e lo sviluppo delle conoscenze.

Eleonora Indorato  (comunicazione CEFPAS)

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