Di Cillo Ottavio_

«Con la telemedicina portiamo l’ospedale sul territorio»

Il dottor Ottavio Di Cillo è il coordinatore dei servizi di telecardiologia e telemedicina della Regione Puglia. Abbiamo fatto con lui il punto su quanto è stato fatto e su quali sono i nuovi progetti in programmazione.

Come funziona il servizio di telecardiologia in Puglia?
«Nasce come centro regionale di telecardiologia. Siamo passati da un servizio privato che prevedeva l’elettrocardiogramma analogico con trasmissione telefonica – quindi un sistema già fuori norma da anni – a servizio pubblico con elettrocardiogramma digitale che viaggia attraverso la rete regionale Rupar wireless. Serviamo tutta la Puglia, con 180 ambulanze e 45 ospedali riconvertiti come punti di primo intervento. Da ottobre 2015 a settembre 2016 abbiamo effettuato 130.000 prestazioni con gli elettrocardiogrammi e il sistema diagnostico di supporto che registra e invia tutti i parametri vitali, anamnestici e diagnostici del paziente. Del progetto fa parte anche il Point of Care, un laboratorio d’analisi a domicilio.
Il numero di infarti che vediamo è il 2,6% del totale, con un rapporto inverso Stemi-Nstemi. Vediamo piu Stemi perché negli Nstemi il tracciato non è diagnostico e quei pazienti sono obbligati ad andare in ospedale per la troponina. Con il Point of Care possiamo somministrare la  troponina a domicilio o nei punti di primo intervento, evitando il passaggio in ospedale e una spesa ingente. Circa 5.000 pazienti la ricevono a domicilio e secondo i nostri calcoli solo 1.100 pazienti hanno tropononina aumentata, quindi il  rapporto dei positivi è di uno a cinque».

Com’è strutturato il servizio?
«Il centro di telecardiologia è al Policlinico, con 45 cardiologi e il sistema è innovativo perché abbiamo una Control Room dove arrivano tutti i tracciati positivi, sia aritmico sia ischemico – la fibrillazione atriale copre da sola il 75% delle aritimie – mentre in un’altra sala, la Pre-Control Room, arrivano i tracciati completamente negativi ovvero nei limiti. Anche questa è una caratteristica unica che c’è solo in Puglia. Il costo è sceso a un milione contro i 2,4 precedenti e inoltre abbiamo fatto risparmiare circa 30 milioni grazie al miglioramento dell’appropriatezza nei ricoveri».

Quali sviluppi sono già programmati?
«L’obiettivo della telemedicina è soprattutto di tipo epidemiologico, ossia capire quali patologie ci sono per arrivare a costruire una rete sanitaria con cui rispondere alle esigenze della popolazione. Abbiamo la rete Stemi integrata con quella di telecardiologia ma stiamo lavorando a una rete Nstemi, perché questi pazienti sono figli di nessuno. Vorremmo che avessero dei posti letto riservati nelle cardiologie. Stiamo lavorando per arrivare a trattare lo scompenso cardiaco a domicilio e poi anche i pazienti cronici. La deospitalizzazione dei pazienti, in seguito a dimissione precoce, verrà seguita da specialisti cardiologici e internistici. Dobbiamo anche conoscere meglio alcuni aspetti: un esempio che potrei fare è che non sappiamo quanti pazienti abbiano una  dislipidemia famigliare mentre sappiamo che i pazienti che hanno un infarto nella fascia d’età tra i 55-60 anni (7% uomini e 12% donne) hanno una dislipidemia famigliare che scopriamo solo al momento dell’infarto. Vogliamo fare un’indagine, per mezzo dei Point of Care, per individuare questi soggetti e fare prevenzione dell’infarto.
Dal 6 agosto ho avuto l’incarico anche di direttore del centro regionale di telemedicina e quindi raggruppiamo tutte le discipline e andiamo verso un unico progetto regionale. Faremo la teledialisi, telediabetologia e altro. Faremo il coordinamento per le liste di attesa portando device (elettrocardiografo, laboratorio d’analisi, point of care, possibilità di videoconsulto e teleradiologia) tra i medici di base. Inoltre, vogliamo realizzare una rete delle Stroke Unit, gestendola anch’essa da una centrale operativa unica. Con tutti questi progetti porteremo l’ospedale sul territorio e abbatteremo le liste d’attesa, facendo visite specialistiche a distanza. È l’obiettivo più ambizioso che abbiamo».

E per quanto riguarda le risorse necessarie?
«Dividendo i 4.000 medici di base pugliesi – che hanno l’assistenza di circa 1.000 infermieri – in gruppi di 10-20, l’investimento si riduce notevolmente. Faremo una serie di esami o a domicilio o nella sala di attesa del medico di base. Abbiamo allo studio la riabilitazione domiciliare post acuzie, che negli Usa è di prassi già da anni mentre in Italia c’è un’esperienza in Lombardia con i pazienti neurologici. Uno studio del Ministero dimostra che riducendo del 5% le giornate di ricovero per acuti e del 10% le giornate di degenza in riabilitazione, facendola a domicilio, si risparmierebbero un miliardo e trecento milioni all’anno.
Devo rilevare però che stanno nascendo in tutta Italia, in ogni azienda sanitaria, tante iniziative spot di telemedicina con uno spreco immenso di risorse, nell’ordine di un centinaio di milioni. Il nostro obiettivo è  prendere il miglior progetto disponibile di un’azienda centralizzando così la progettazione e allargando poi la diffusione a tutta la regione».

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