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Una politica industriale dell’innovazione digitale: il volano della Sanità digitale

“Per un politica industriale dell’innovazione digitale. Il volano della Sanità digitale” Sarà questo il tema che verrà discusso il prossimo 15 marzo a Napoli, presso la Sala Cenzato dell’Unione industriali. L’incontro, che succede ai precedenti della Rete di sanità digitale, è stato promosso dall’Unione Industriali di Napoli in collaborazione con eSanit@, e intende essere un momento fattivo e concreto, per informare sull’attuale scenario della Sanità digitale in Italia e sulle prossime call Horizon 2020 per il biennio 2016 e 2018 riferite all’eHealth, strumento concreto di opportunità. di crescita per tutto il Paese.

Ne parla con noi Gaetano Cafiero, Presidente Sezione ICT Unione Industriali di Napoli e amministratore delegato Kelyon.

Per sviluppare la sanità digitale è necessaria non solo una governance bene indirizzata ma anche una linea chiara di politica industriale. Quali le indicazioni dell’Unione Industriali di Napoli?

«Come Associazione sul territorio siamo attenti a cosa avviene a livello locale ma non possiamo prescindere dalle politiche nazionali. Come sezione ICT dell’Unione Industriali di Napoli innanzitutto la nostra azione si sta concentrando nell’aggregare tutte le aziende e le competenze che ruotano attorno al mondo della Sanità Digitale: solo facendo massa critica possiamo essere credibili e avere voce nei confronti degli altri interlocutori. In secondo luogo guardiamo al Patto per la Sanità Digitale come un’opportunità per tutti coloro i quali operano nel campo del digitale per avviare una modernizzazione del sistema unitamente ad un serio contenimento ed efficientamento della spesa sanitaria. In questo senso lavoreremo per avviare sperimentazioni sul territorio che possano fungere da pilota e banco di prova anche per le strutture coinvolte per valutare i ritorni in termini di qualità del servizio».

La Sanità digitale e il suo sviluppo possono fare da volano alle proposta dell’industria dell’innovazione, in particolare delle PMI. In questo senso un ruolo importante svolgono i fondi di investimento europei e i programmi annessi. Ma anche in questo caso è necessario che vi sia sinergia con le istituzioni e con l’azione della nostra rappresentanza a Bruxelles soprattutto in merito ai nuovi work program.

«Sicuramente un forte raccordo con le istituzioni, a tutti i livelli, è fondamentale. Tutti gli strumenti che agevolano l’innovazione delle imprese sono benvenuti. Tra questi non si può prescindere da quelli messi in campo dall’UE. Il programma Horizon 2020 è sicuramente la principale fonte per tutte quelle imprese che vogliano fare innovazione. In particolare nella Sanità, dove l’e-Health è uno dei cardini di H2020. Per le PMI H2020 mette poi a disposizione uno strumento particolarmente interessante, lo SME Instruments, che consente anche ad una piccola azienda di poter candidare un progetto: se l’idea alla base è particolarmente innovativa. Oltre allo studio di fattibilità l’UE finanzierà anche la realizzazione e l’industrializzazione fino ad offrire un supporto per la fase di sfruttamento dei risultati e commercializzazione. L’importante è per le imprese, visti gli esiti delle precedenti call, focalizzarsi molto sull’idea e sulla reale innovazione che può apportare. Suggerirei alle istituzioni, sia a livello nazionale che regionale, per snellire i procedimenti, evitare lungaggini e soprattutto per non disperdere risorse e energie, di incentivare quelle proposte che pur essendo state giudicate dall’UE valide non sono state finanziate».

Lo sviluppo di mercato dell’innovazione richiede anche un mutamento di paradigma culturale da parte dell’industria in particolare PMI. Quali sono i passi importanti da fare?

«Secondo me l’innovazione è un approccio che bisogna utilizzare in tutti gli aspetti della vita di un’impresa. Per portare avanti progetti veramente innovativi, bisogna “praticare” l’innovazione ogni giorno. Questo implica la necessità di ripensare continuamente tutti i processi aziendali, anche quelli (anzi soprattutto quelli, mi sentirei di dire) che oramai si pensano essere consolidati. L’innovazione costa: tempo e impegno. Esistono strumenti agevolativi ma non possono, e non devono, direi, divenire l’unico modo per fare innovazione. In ultimo, l’innovazione va programmata. Non può essere la risposta occasionale ad un bando, ma una scelta ragionata e consequenziale ad una serie di azioni messe in campo in precedenza».

In ambito regionale quali indicazioni si sente di dare per lo sviluppo dell’innovazione?

«Puntare su pochi settori. Non disperdere le risorse. Fornire un quadro preciso dei tempi e delle procedure di ogni bando. Le aziende per poter innovare hanno bisogno di poter programmare l’innovazione. Senza una seria programmazione, di respiro almeno biennale, diventa molto difficile fare una seria politica di innovazione. In UE queste cose sono ormai la norma: periodicamente viene annunciato un programma, generalmente di due anni, con un quadro preciso dei bandi e dei tempi di valutazione dei singoli progetti presentati.  Questa situazione deve diventare la norma anche da noi. Con un duplice beneficio: per le aziende – perché potranno pianificare con sufficiente anticipo le loro attività di ricerca e innovazione – e per tutto il sistema perché si eleverà, si spera, la qualità complessiva delle proposte e pertanto saranno maggiori le possibilità di sviluppo e i ritorni per il territorio».

Scarica il programma

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