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Digital Transformation, gli ostacoli da superare per le aziende

Quali sono le imprese che supereranno le loro difficoltà e vinceranno la sfida dei mercati? Massimo Palermo, Country Sales Director di Avaya Italia, non ha dubbi: emergeranno solo le aziende che riusciranno a diventare vere organizzazioni digitali, perché solo con questa evoluzione potranno conquistare e mantenere un vantaggio competitivo. Ma qual è la direzione da prendere e, soprattutto, quali gli ostacoli da superare? Commentando le dieci previsioni per il 2016 di IDC, società specializzata nelle ricerche di mercato nel settore IT, Palermo ha individuato cinque fattori che inibiscono la Digital Transformation, partendo dal presupposto che «Moltiplicare le possibilità di successo domani non significa solo avere la capacità di utilizzare le tecnologie abilitanti dell’economia digitale come mobile, cloud, big data, IoT, ma le imprese devono mettere in atto ove necessario una discontinuità nelle loro strutture organizzative, processi e sistemi tradizionali. »

La prima zeppa per la trasformazione digitale è rappresentata dai processi manuali che, per loro natura rallentano e limitano i risultati perché costringono a tenere collegati i processi aziendali, appunto, manualmente. Inoltre, sottraggono risorse e così impediscono all’azienda di concentrarsi su come servirsi della tecnologia in modo innovativo.

La seconda criticità è rappresentata dalla rigidità dei sistemi legacy, i quali vengono mantenuti all’insegna del “funzionano, quindi tiriamo avanti”. Tale modo di pensare deriva dagli investimenti fatti in passato e che si ritiene di dover ammortizzare a ogni costo, nonostante si tratti di tecnologie superate e inadeguate. E così circa l’80% dei budget IT vanno in interventi per non staccare la spina a sistemi obsoleti. Aggiungere un nuovo software a una rete di vecchia concezione, credendo di velocizzarla, è un po’ come installare un alettone su un’automobile di serie: pretenzioso quanto inutile. Eppure sappiamo tutti che se si vuole più velocità bisogna mettere le mani sul motore.

Il terzo inibitore è individuato da Palermo nei silos di dati, ovvero la mancanza di adeguata comunicazione tra le varie basi di dati e con i servizi aziendali che ne hanno bisogno. La raccolta di informazioni e la loro analisi sono indispensabili all’azienda per avere un’idea completa delle necessità del cliente e poter fornire una customer experience al livello delle aspettative. Si devono pertanto condividere appropriatamente le informazioni all’interno della struttura aziendale e formare una matrice informativa attraverso cui cogliere l’obiettivo di avere una «visione unica del cliente» su cui basare la trasformazione dell’azienda.

La quarta zeppa alla Digital Transformation è la lentezza con cui le aziende si stanno rivolgendo al mobile. Secondo l’istituto di ricerca Forrester, è il mobile il canale per coinvolgere i clienti che fa registrare il tasso annuo di crescita più elevato (+38%). Pertanto la strategia di un’azienda digitale deve porre il mobile come elemento centrale e prioritario sia per l’interazione con i clienti sia per le funzioni aziendali.

L’ultima ma importantissima criticità, secondo Palermo, è la sicurezza. È indubbio che questo tema ci accompagnerà molto a lungo ed è indispensabile impostare una strategia della cybersecurity. A cominciare dall’individuazione dei settori della propria rete maggiormente vulnerabili e più interessanti per potenziali attaccanti. La sicurezza, anche alla luce degli inibitori già visti, deve essere «automatizzata, flessibile, olistica e mobile, ma soprattutto agile».

La conclusione dell’analisi di Palermo è chiara: «Le imprese che alla fine “sicuramente” sopravviveranno saranno solo quelle in grado di evolvere verso organizzazioni digitali. Le imprese capaci di adattare con velocità la propria organizzazione e le proprie applicazioni, migliorando la customer experience dei propri clienti e supportando la multicanalità, saranno quelle che otterranno un reale vantaggio competitivo».

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