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Horizon 2020 apre alla “visionarietà”

E’ una richiesta precisa e chiara della Commissione Europea, quella di invitare i partecipanti alle call Horizon 2020 a presentare progetti che siano “visionari”, capaci cioè di delineare soluzioni innovative coerenti con i pilastri della politica dell’Unione Europea del prossimo ventennio. Un progetto politico, quella della UE, e industriale, che, se vuole riposizionare la competitività della UE, vuole anche stimolare soluzioni che aiutino ad affrontare efficacemente gli indirizzi di sviluppo continentali fondati su ambiente, sostenibilità, benessere, lotta alla povertà. Un cambio di marcia rispetto ai precedenti programmi europei – ricordiamo che H2020 è solo uno dei 28 attualmente in essere – ma anche rispetto alle modalità di erogazione dei finanziamenti.

Pensare i progetti per un loro ingresso nel mercato

Occorre precisare, infatti, che H2020 prevede che nei progetti presentati si delinei anche una strategia di mercato degli stessi, perché i finanziamenti erogati non devono essere pensati come semplici contributi, ma come veri e propri finanziamenti di investimento, in alcuni casi tali da coprire il 100% della spesa progettuale. Per aiutare le PMI e le Start-up ad affrontare il mercato e quindi ad uscire da quella che in gergo viene chiamata la “curva della morte”, cioé il declino post- sperimentale, la stessa UE ha avviato una strategia, compresa nello SME’s Investment, che attua il sostegno alle PMI, attraverso il flusso del finanziamento bancario, a interessi concordati. Un doppio canale, dunque, che vede il finanziamento del progetto e insieme anche la garanzia bancaria per il suo ingresso nel mercato. Ma torniamo alla “visionarietà”.

Il valore della comunicazione

I progetti H2020, per il quale, a seconda della tipologia, si richiedono dai 5/6 mesi per la stesura completa in fase preliminare devono essere condensati, per la presentazione della candidatura, in un massimo di 12 pagine. Uno sforzo di comunicazione, in cui alla chiarezza espositiva e efficacia comunicativa deve anche essere affiancata la capacità di riuscire a “catturare” l’interesse della commissione di valutazione, che per equity è composta da membri anche non direttamente attinenti al campo delle tecnologie innovative. Un indirizzo, questo della UE, che suona come un invito ai partecipanti, a cogliere il vero significato dell’innovazione, che non sta solo nella proposta tecnologica, ma anche nella capacità di assumere nuove abitudini cognitive e culturali e un approccio a metodologie di lavoro basate sulla condivisione e sull’utilizzo di strumenti appropriati come quelli offerti appunto dalla comunicazione.

Il marchio di eccellenza

Il programma H2020 è molto articolato e complesso e superare la soglia di sbarramento, anche a fronte delle innumerevoli proposte giunte finora in sede di valutazione non è certamente facile. Tuttavia, anche in questo caso, l’UE ha pensato a salvaguardare tutti quei progetti che, pur avendo superato il giudizio della commissione di valutazione, non hanno potuto godere del finanziamento per esaurimento dei fondi. A questo progetti viene, però, assegnato un timbro di valutazione di eccellenza, che apre per gli stessi l’obbligatorietà di essere messi a sistema da parte delle regioni. In altre parole, l’ente regionale, se ha bisogno di innovare su una tecnologia, inerente ai pilastri H2020, è obbligato a finanziare il progetto attinente, che ha superato il giudizio della commissione di valutazione europea, ricevendone il marchio di eccellenza, e a finanziarlo.

Il ruolo delle Regioni e delle Associazioni di categoria

In questo gioco, diventa centrale, dunque, il ruolo delle Regioni e degli uffici preposti all’attuazione dei Programmi europei. Se devono essere messi in condizione di maggiore efficienza per catturare quanto più possibile il flusso delle informazioni europee per declinarle al mondo produttivo, devono altresì stilare azioni di programma coerenti con gli obiettivi europei in modo da riassorbire quanti, per esaurimento di soglie di finanziamento H2020 non hanno potuto godere degli stessi. E questo per espressa richiesta della UE. Un’indicazione, poi, anche alle associazioni industriali a che monitorino il processo e sorveglino quanto indicato dalla UE.

Il gruppo di esperti H2020 della Rete di Sanità digitale

Il secondo incontro del Focus Point della Rete di Sanità digitale eSanit@, dedicato a H2020 (Taranto-21 gennaio) è stato il centro di questo dibattito, da cui è nata sia la programmazione dell’incontro successivo che si terrà a Napoli il prossimo mese di febbraio, che la costituzione di un gruppo organico di esperti H2020, in grado di sostenere le imprese ad aderire, accompagnandole nel cammino progettuale, alle call H2020 del 2016.

Per maggiori informazioni sull’attività del gruppo di esperti e per informazioni più approfondite su H2020 e le call 2016, inviare una mail a: info@retesanitadigitale.it

 

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