Patto della Salute. La nuova rete territoriale. L’ICT per l’integrazione tra AFT e UCCP | e-Sanit@
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Patto della Salute. La nuova rete territoriale. L’ICT per l’integrazione tra AFT e UCCP

L’accordo Stato/Regioni sulla Salute prevede l’istituzione delle AFT e delle UCCP come centri aggregati e integrati per la continuità assistenziale e l’accesso al sistema di cura. Una riorganizzazione territoriale integrata in cui sarà fondamentale l’apporto delle piattaforme ICT di integrazione e di interoperabilità ICT.
Ne abbiamo parlato con Ovidio Brignoli, Vicepresidente SIMG (Società italiana di Medicina Generale).
Il nuovo Patto della Salute spinge in modo deciso sulla riorganizzazione della rete territoriale di assistenza, introducendo due forme aggregative: le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e le UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie). Qual è il suo giudizio?
Iniziamo dalle AFT. La loro individuazione, di fatto, non darà grossi problemi, perché le AFT sono raggruppamenti di 20/30 MMG per 30mila abitanti, che mettono in condivisione i propri pazienti per la presa in carico e il monitoraggio e il controllo della continuità assistenziale. Centrale, ovviamente, perché questo possa avvenire, è che l’integrazione venga garantita dalla rete ICT e dall’interoperabilità a fronte anche dei diversi software oggi in uso da parte dei MMG.
Tuttavia, questo non vuol dire che non vi siano ostacoli nella loro realizzazione, che, a mio parere, sono per lo più di natura culturale. E’, infatti, necessario, che tra i MMG riuniti in AFT si stabiliscano protocolli comuni di comportamento come anche che si accetti la maggiore trasparenza che questo processo mette in moto.
Sarebbe stato meglio, vista anche l’esperienza di altri progetti di natura aggregativa avviati in passato, sostenere questo nuovo processo riorganizzativo partendo dal basso sulla base delle reali risorse “culturali” disponibili e su questa base agire in modo progressivo, allargando ulteriormente la rete fino ad arrivare all’obiettivo, che prevede per l’Italia la creazione di circa 20mila AFT.
Per quanto riguarda, poi, le UCCP, invece, gli ostacoli, a mio parere sono rilevanti. Le UCCP sarebbero anche luoghi in cui erogare le prestazioni prescritte dai MMG riuniti in AFT. Oltre al problema logistico-strutturale di individuare degli ambienti che siano idonei ad ospitare le UCCP, all’interno delle quali saranno presenti operatori amministrativi, medici, specialisti e infermieri, la vera criticità è l’assegnazione del personale.
Per mettere le UCCP a regime sul territorio nazionale saranno necessari almeno 10mila infermieri. Ci sono queste risorse?
In questo momento, le uniche regioni che possono dichiararsi vicine al modello di riorganizzazione territoriale previsto dal Patto della Salute sono la Toscana e il Veneto. Per il resto immagino notevoli difficoltà sia perché il nuovo modello organizzativo va in conflitto con quanto già realizzato in alcune regioni (vedi la Lombardia) sia perché molte sono ancora le Regioni in piano di rientro e a budget ridottissimo.
Insomma, la chiave di volta sarà l’adozione di un modello organizzativo efficace?
Si. Se si adotterà un modello organizzativo chiaro e attento alle singole realtà territoriali, la riorganizzazione della rete assistenziale prevista dal Patto della Salute potrà sicuramente portare risparmi. Ad esempio, i costi per la specialistica sarebbero certamente ridotti, perché la gran parte degli esami sarebbe svolta all’interno delle UCCP, dove anche maggiore sarebbe il controllo interno. Se il modello organizzativo, invece, è poco coerente e non adeguato negli indirizzi di scelta, anche tecnologica – si pensi all’ICT – si rischia una spesa maggiore.

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