Dr. Marco Campione, President AD GE Healthcare Italy
Dr. Marco Campione, President AD GE Healthcare Italy

Campione, GE Healthcare. «Connettività e collaborazione per trasformare la sanità»

E-Health e diagnostica, in particolare la radiologica, costituiscono un binomio oramai inscindibile da tempo. Abbiamo posto alcune domande sull’evoluzione recente e nel prossimo futuro dei sistemi radiologici a Marco Campione, Presidente e Ad di GE Healthcare Italia.

Il mondo della diagnostica radiologica è stato uno dei primi a essere coinvolti nell’innovazione della sanità elettronica, in particolare con i sistemi RIS PACS. Quali sono le evoluzioni più recenti?

«In ambito radiologico è ormai di vitale importanza che i sistemi – clinici e non – a cui è affidata la gestione del percorso dei pazienti siano totalmente connessi. Per questo, GE Healthcare si sta impegnando per abilitare queste reti di cura collaborative attraverso soluzioni IT come Centricity PACS, una piattaforma IT per imaging ideata per rendere possibile l’interoperabilità tra i sistemi di reparto RIS e i sistemi della struttura ospedaliera, aiutando così ad aumentare la produttività di radiologi e medici e a ridurre il tempo per la refertazione.

L’obiettivo è una sanità che tenga sempre più al centro il paziente, ad esempio, facilitando l’assegnazione dell’esperto più adatto al caso clinico del singolo paziente, agevolando l’operatività di team multidiciplinari, oppure valutando meglio l’effettiva necessità di spostamenti da un ospedale all’altro, ove sia presente una struttura specializzata in grado di rispondere meglio all’esigenza specifica del paziente. In Italia, GE Healthcare ha già attuato soluzioni per la condivisione di tutti i referti testuali e iconografici, tramite l’implementazione di un nuovo flusso di lavoro per lo screening mammografico in alcune strutture di diagnostica per immagini distribuite sul territorio, grazie all’integrazione con i sistemi PACS e i sistemi informativi già presenti nelle singole strutture».

Uno degli obiettivi più importanti per il Servizio sanitario nazionale è il conseguimento dell’appropriatezza diagnostica. Al riguardo, come può la grande industria venire in aiuto del medico radiologo?

«Migliorando la connettività e la collaborazione tra medici e infrastrutture ospedaliere riusciremo a trasformare la sanità e ad assicurarci che il paziente sia al centro del sistema sanitario. La collaborazione tra ospedali può sia migliorare la qualità della diagnosi – assicurando che a ogni caso sia assegnato l’esperto più idoneo -, sia incrementare la produttività – ad esempio riducendo spostamenti inutili dei medici tra diversi ospedali e consentendo un uso più efficiente delle risorse -, permettendo quindi di trasferire i dati e non necessariamente le persone.

Raggiungere questo livello di connettività e collaborazione è un processo complesso ed è qui che aziende come GE Healthcare possono aiutare, con soluzioni IT mirate a semplificare il flusso di lavoro, accedere a una maggiore quantità di dati e collaborare in modo efficiente. Grazie ai nostri sistemi, i medici radiologi possono verificare e documentare, all’atto della refertazione, se la prestazione richiesta è risultata pienamente adeguata rispetto allo stato di salute del paziente.

L’implementazione di sistemi integrati rappresenta inoltre uno straordinario mezzo di misurazione e comparazione delle pratiche cliniche che comporta un livellamento verso l’alto della qualità, una diffusa produttività e un più rapido e agevole trasferimento delle buone pratiche».

La riorganizzazione sta trasformando diverse fasi dell’assistenza sanitaria, in particolare per quanto concerne la domiciliarizzazione. Ci sono tecnologie diagnostiche agili che la sua azienda sta fornendo a supporto delle equipe mediche che si devono spostare sul territorio? Come si integrano con le reti di sanità digitale?

«L’evoluzione delle tecnologie informatiche ha consentito notevoli passi avanti nel campo della telemedicina. Oltre a collegare diversi dipartimenti di un solo ospedale, le più moderne applicazioni dell’Healthcare IT rendono possibile la creazione di veri e propri network di cura che connettono più strutture e perfino queste ultime con la casa del paziente. La domiciliarizzazione sta infatti assumendo una rilevanza centrale nello sviluppo di nuovi modelli di Sistema sanitario: la possibilità di assistere i pazienti non acuti direttamente tra le mura domestiche è un elemento fondamentale per l’ottimizzazione dei processi di cura.

In quest’ottica, GE Healthcare è impegnata su più fronti. Innanzitutto tramite Care Innovations, joint venture con Intel, specializzata sia nella realizzazione di tecnologie di telemedicina che consentano la cura dei pazienti nella loro casa, mantenendoli in contatto diretto con il personale medico, sia nell’analisi di Big Data per supportare gli operatori del settore nell’ottimizzazione dei processi di cura. Esempio perfetto è la tecnologia Health Harmony, piattaforma in grado non solo di raccogliere e trasmettere quotidianamente dati biometrici del paziente, monitorando la sua salute, ma anche di mettere in contatto paziente, personale medico e parenti per consulti in streaming e videoconferenze.

Al di là della collaborazione con Intel, GE Healthcare punta su tecnologie in grado di connettere il personale medico per rendere più facile l’accesso e la condivisione dei dati, con infrastrutture E-Health condivise da diverse strutture. È il caso delle tecnologie Neutral Archive, architetture informatizzate centralizzate per la distribuzione di dati, condivisibili da ospedali, Regioni o comunità in ogni parte del mondo. Attraverso l’archivio unificato Centricity, GE Healthcare offre strumenti facili da integrare con ogni tipo di sistema informatico, permettendo inoltre un rapido consolidamento dei dati dei pazienti. Esempi italiani giungono da alcune aziende ospedaliere dove i medici sono collegati a un database centrale attraverso il sistema Universal Viewer e l’archivio Centricity. Tramite il software di GE Healthcare, i radiologi possono lavorare da casa e risultare quindi immediatamente disponibili, anche al di fuori degli orari dei turni canonici o quando si trovano in ferie, sia operando da postazioni dedicate sia da sistemi portatili di tipo tablet.

L’impegno di GE Healthcare per estendere l’accesso alle cure a un numero sempre maggiore di cittadini è rappresentato inoltre da Vscan. Si tratta di un ecoscopio portatile – grande come uno smartphone – sviluppato per i centri medici dislocati in aree disagiate e oggi diffuso anche in Italia e nel resto del mondo occidentale, per agevolare l’assistenza medica a domicilio e le diagnosi di emergenza, quali quelle in situazioni di mobilità (auto mediche, auto ambulanze, elisoccorso) o laddove non ci sia accesso a reti elettriche e la portabilità del dispositivo per l’indagine d’emergenza sia elemento imprescindibile per una prima diagnosi.

I sistemi già oggi esistenti di Healthcare IT, e-Health e i dispositivi diagnostici miniaturizzati rappresentano la soluzione ideale per il trasferimento delle attività dall’ospedale al territorio. Sono la risposta chiave ai temi del sovraffollamento dei pronto soccorso e della riqualificazione dell’ospedale per le sole acuzie. Infine, rappresentano il cardine di un sistema sanitario più sostenibile e più vicino ai cittadini».

Qual è la posizione di Ge riguardo la questione dell’aggiornamento dei software per la valutazione delle performance delle tecnologie diagnostiche?

«GE Healthcare è da anni impegnata nello studio dei Big Data e, con il recente boom, in ambito industriale, di tecnologie di tipo Business Intelligence e Analytics, sta continuando a investire nel settore ricerca e sviluppo su soluzioni dedicate atte a fornire all’operatore sanitario strumenti avanzati di analisi dei dati. È il caso di Predix, una piattaforma tecnologica in grado di consentire una facile interpretazione di estesi volumi di dati sanitari in maniera da permettere una facile identificazione di nuove opportunità di miglioramento, sia diagnostico che di asset management. Attraverso tali strumenti, ad esempio, possono essere semplificati i processi di decisione rispetto a un’opportuna allocazione di budget o a un piano di sviluppo pluriennale, e al contempo possono essere desunti suggerimenti per una migliore organizzazione del piano di lavoro del singolo dipartimento volti a un miglioramento del servizio sanitario offerto in base alle esigenze locali del cittadino. In quest’ottica, un buon esempio è rappresentato dalla possibilità di minimizzare i tempi di fermo attività dei sistemi elettromedicali. Si stima che, a livello mondiale, un’applicazione di metodologie analitiche di questo tipo possa portare a risparmi per i Servizi sanitari dell’ordine dei 750 miliardi di dollari.

Alcuni fra i principali benefici sono i seguenti. Un infermiere perde in media 21 minuti ogni turno nel cercare dispositivi medici che non trova, mentre un medico dedica circa 2 ore e mezza al giorno a consolidare dati e altre attività di banale amministrazione. Entrambi potrebbero dedicare questo tempo ai pazienti.
Si possono prevenire circa 98.000 errori medici, riducendo la medicina difensiva, migliorando l’appropriatezza diagnostico-terapeutica.
L’attesa media di un paziente al pronto soccorso è di 4 ore e 7 minuti. La tecnologia di monitoraggio in tempo reale dei letti, dei pazienti, dello staff e dei dispositivi medici mobili ne aumenta esponenzialmente il rateo di utilizzo riducendo i tempi di attesa fino al 68%.
Dispositivi medici trasportabili, quali ventilatori e pompe di infusione, rappresentano il 95% dei dispositivi clinici ospedalieri. Si tratta di migliaia di apparecchiature utilizzate in media soltanto il 42% del tempo con costi di immobilizzazione molto significativi.
In medicina, i livelli di dose radiogena erogata ai pazienti da apparecchiature elettromedicali radiologiche variano fino a 13 volte tra un paziente e l’altro anche a parità di procedura. Con una strategia di gestione della dose, un ospedale può valutare queste variazioni, migliorare i protocolli e ridurre le varianze a tutto beneficio della qualità d’immagine, degli effetti per i pazienti e dei costi per il sistema».

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