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L’opinione. Due domande a Stefano del Missier, consulente in Sanità

Il management sanitario è sottoposto a nuovi compiti, come quello di orientarsi più alla sapienza strategica e alla capacità di sapere gestire staff in un contesto di decisioni anche condivise e autonome. Ritiene che il management attuale sia pronto a questa sfida?

Sinceramente, non lo credo.

Ho vissuto tanti anni in quella che desideravo diventasse una community professionale fondamentale per il paese, ma questa community non solo non è stata supportata in questa propria azione di garanzia per il sistema, ma è stata bistrattata a tal punto da non avere più neanche una credibilità interna alle aziende.

Nel momento in cui i criteri di selezione e di reclutamento si orientano alla miglior logica di appartenenza politica, i criteri di valutazione sono i meno oggettivi nei processi valutativi, i criteri di sviluppo professionale sono determinati dalle migliori logiche burocratiche, credo sia difficile (e legato solo alla forza morale e deontologica dei singoli) trovare manager che abbiano la lungimiranza, la trasparenza, la fortezza necessaria a prendere certe decisioni, sostenere i propri professionisti e mantenere la rotta in un sistema così ricco di contrasti e di conflitti quotidiani.

Perché in Italia, secondo lei, non si riesce ancora a fare sistema per l’innovazione, in particolare e-Health? Quali sono secondo lei gli ostacoli che si frappongono a questo sviluppo?

In Italia non si riesce a fare sistema su niente: abbiamo una logica da tifosi del bar dello sport su tutto. Piuttosto che accettare che qualcuno abbia una soluzione da offrire al sistema che noi non abbiamo, facciamo di tutto perché quella soluzione non sopravviva.

Gli esempi sono innumerevoli.

Nel campo e-Health, poi, un po’ come in tanti settori della nostra economia, un quadro non meritocratico e un’assenza di mercato (nel senso della trasparenza e dello scambio tra valori oggettivi e riconosciuti) lasciano troppo spazio a improvvisazioni, ciarlatanerie e sotterfugi.

Individuando i limiti, si individuano anche le possibili soluzioni: ci vuole più mercato e più trasparenza nei processi decisionali pubblici. Non è possibile che la maggior parte dei finanziamenti per l’ICT in sanità non giunga ai prodotti e servizi finali ma sia trattenuto a vario titolo a foraggiare le varie infrastrutture pubbliche che “governano” il sistema.

Poi ci vuole coerenza tra gli obiettivi di policy dichiarati e le decisioni che si prendono: le prassi delle “grida manzoniane” non sono ancora purtroppo terminate.

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